Archivio mensile:novembre 2012

Storie di Vespa. Volevo la vespa

Volevo la vespa. L’avevo già vista. Se ne stava li in vetrina – una bella vespa 50s rossa, di seconda mano – e io la corteggiavo ogni pomeriggio. Era il giugno del 1980. Avevo quindici anni e mi servivano cinquecentomila lire. “Te le devi guadagnare” mi disse mio padre, e in un paio di giorni mi trovò un posto stagionale di pulitore part time. La ditta aveva l’appalto delle pulizie di tutti gli uffici, i magazzini e le rimesse dell’azienda di trasporti in cui mio padre lavorava. In sqadra eravamo io e il ragazzo-col-naso. Il ragazzo-col-naso si chiamava Fabio ma nessuno lo chiamava col suo nome. Aveva una gobba davvero imponente e in agosto sarebbe andato a farsela spianare non ricordo piu in quale clinica. Andava in giro a dirlo a tutti, ne parlava con disinvoltura, li aggiornava sulle visite che aveva fatto, sui prezzi degli interventi,e tutti lo seguivano con partecipazione ma poi continuavano a chiamarlo il Ragazzo-col-naso.

Giugno e luglio sono stati due mesi bellissimi. Fabio m’insegnava a come continuare a respirare sopra i secchi con l’ammoniaca senza che ti bruci il cervello, a come tirare su le cicche una a una con un piccolo colpo di scopa in punta di setole, a come prendere le curve su due ruote con la macchina aspiratrice e girare tra gli scaffali del magazzino generale rifilando gli spigoli con le ginocchia e altri trucchi del mestiere.

Avevamo delle tute bianche di cui andavamo molto fieri e con quelle ci presentavamo negli uffici di turno pieni di secchi e stracci (all’epoca non si usava l’asta gommata per lavare i vetri e c’era tutta una tecnica di passate e sfregamenti per non lasciare sul vetro i pelucchi dello straccio). Alle dieci facevamo delle fantastiche merende a base di fanta e pane e mortadella. Poi tiravamo avanti fino a mezzogiorno e la giornata finiva là.Il pomeriggio io andavo al mare seduto sul sellino dei miei amici,di ritorno mi fermavo a corteggiare la Vespa. Tutto questo, in giugno e luglio. Il primo agosto Fabio ha salutato tutti, me compreso ed è partito per la clinica. Io ho continuato da solo in attesa che mi mandassero un nuovo collega e intanto mi capitava di pensare a come avrebbero chiamato il Ragazzo-col-naso dopo l’intervento. Forse il Ragazzo -sanza-gobba, non so, mi pareva difficile che da li si potesse tornare al nome puroe semplice. Fatto sta che al posto di un collega, una settimana dopo è arrivato un tizio di almeno sessant’anni. Un piccoletto torvo, con una specie di velo davanti agli occhi, come quello che mettono davanti ai cani vecchi.

Mi ha messo in mano una falce e mi ha detto di seguirlo. La routine doveva essere sospesa per un lavoro urgente: tagliare l’erba attorno ai gasdotti. Non importa che voi sappiatecosa sono e dove stanno ancora i gasdotti di cui vi parlo, importa che voi sappiate che non avevo mai usato nè falce nè forcone e che l’erba da tagliare era in realtà una giungla di svariati ettari.

Ho resistito tre giorni sotto gli insulti del mio nuovo capo – calli veri sulle mani, vero mal di schiena – poi vilmente mi sono ritirato. Quando mio padre mi ha trovato tra le braccia di mia madre che mi coccolava come un moccioso, si è infuriato, ha detto che così facevamo tutti una figura da schifo e che, comunque per dimostrare un pò di carattere l’indomani avrei dovuto “dare” i quindici giorni e non licenziarmi così, in tronco, perdendo anche le due lire di liquidazione che mi spettavano.

Ovviamente il qui presente pusillanime non ha “dato” i quindici giorni e l’indomani è andato al mare anche il mattino.

Ovviamente a settembre mio padre mi ha fatto trovare la mia adorata Vespa sotto casa, pronta per il primo giorno di scuola. Ovviamente molti anni dopo, quando mi sono arrivati i primi statini dell’Inps, ho scoperto che non avevo perso nessuna liquidazione per il semplice fatto che la ditta di pulizie aveva solo fatto finta di assumermi e mi aveva sempre pagato in nero. (ciao Fabio)

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